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Una filosofia per l'editoria Parlare di "filosofia", a proposito di una casa editrice, può sembrare eccessivo a quanti hanno presente il significato etimologicodella parola... |
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Per quale motivo avviare un'attività, addossandosi rischi d'impresa ed oneri, quando entrando in uno dei tanti "carrozzoni" statali, regionali, provinciali o comunali, in una delle tante banche, società a partecipazione statale o in un'industria nazionale, ci si può limitare a timbrare un cartellino e a svolgere le proprie funzioni senza, o quasi, rischi? Così gli Italiani, in pochi decenni, hanno tirato i remi in barca, archiviando la loro operosità, la loro celebre fantasia e l'altrettanto famosa ingegnosità, per mettersi al servizio di.... Già, ma di chi siamo oggi noi tutti al servizio? In questo modo se si vuole protestare, se si avverte la necessità di manifestare il proprio disaccordo, la propria diversità di vedute e di posizioni... Non si sa più a chi rivolgersi... o come si dice A che santo votarsi...Non esiste più il Padrone, l'industriale del tempo che fu, un essere comunque umano, con occhi e orecchie, con cui si poteva cercare di entrare in contatto, stabilire un rapporto, un dialogo. Oggi vi sono Entità che hanno per nome sigle o acronimi, che risiedono in non-luoghi, che si nutrono di sostanze rarefatte e respirano atmosfere prive di ossigeno. Possiamo immaginarle queste Entità come delle specie di Aliens, di cinematografica memoria, e lo sconforto in noi non può che crescere e moltiplicarsi. Anche perché ciò che muove queste Entità-non c'è mai nulla di nuovo sotto il sole!- il fine che determina le loro attività, resta comunque il profitto. E quindi la morale, la spiritualità e la crescita culturale non hanno ragion d'essere, visto che dal loro punto di vista non alimentano, anzi semmai il contrario, la crescita dei consumi e quindi consumo/produzione/profitto.
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Per prima cosa - forse - occorre definire cos'è il Coro... Secondo il dizionario Garzanti, è un complesso di persone che canta, parla o grida insieme. Secondo noi, nel nostro Bel Paese, il settore editoriale soffre, in modo ormai endemico, di una coralità di intenti e di progettualità. |
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Il trapasso di tutto-ciò-che-fa-audience nelle pagine di un libro, oltre a danneggiare inutilmente ettari di foreste, disamora ancor più alla lettura tutti quegli strati della popolazione che per sbaglio - ogni qualche anno - cadono nei locali di una libreria in cerca d'altro... Cosa trovano? Ma è ovvio: ciò che la TV e molta parte dei quotidiani/rotocalchi hanno loro già servito da tempo. Per non parlare poi degli scrittori che, se sono fortunati e fanno parte di in una scuderia editoriale sufficientemente potente (=di grande potere economico), diventano Il Campiello o Lo Strega... Ovvero vengono acquistati da lettori che ne ignorano la poetica e le intenzioni ma, che obbedendo al marketing pubblicitario, acquistano il Vincitore di... Insomma... alla fine della fiera... |
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Un altro problema, soprattutto italiano, è rappresentato dall'evoluzione della nostra scena politica. La sua storia, così com'è andata sviluppandosi negli ultimi decenni, è sotto gli occhi di tutti, superfluo qui farne un riassunto... Ma a noi, qui oggi non interessa dar vita a un'intellettuale e vana caccia alle streghe, le analisi e le ricerche storiche verranno poi, forse in futuro. Oggi ciò che interessa è agire. Noi che apparteniamo alla famosa generazione del '68 e dintorni non possiamo rassegnarci e consegnare la nostra esistenza agli storici che verranno. Cercare di rispondere a questa domanda, o almeno provarci, è alla base della nostra filosofia, è ciò che oggi è anche alla base del nostro agire, del nostro voler essere soggetti e non oggetti. Lo dobbiamo per prima cosa a noi stessi e poi alle generazioni che verranno...
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